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Indennità non pagate 55 infermieri fanno causa alla Asl

Ricorso al giudice del Lavoro, in ballo 50 mila euro di emolumenti. Il sindacato Nursind: somme dovute. Il manager D’Amario si oppone: richieste infondate e pretestuose.







PESCARA. Cinquantacinque infermieri hanno fatto causa alla Asl di Pescara per avere le indennità di turno non pagate da 6 anni. A capo dei 55 c'è Antonio Argentini, segretario provinciale del sindacato Nursind: «Proviamo a tutelare i nostri diritti», dice il sindacalista. Il giudizio, davanti al giudice del Lavoro, prenderà il via il prossimo 5 giugno.




INDENNITÀ.
 In ballo, ci sono quasi 50 mila euro. Soldi che la Asl corre il rischio di pagare in caso di condanna: «Secondo la mia interpretazione del contratto collettivo nazionale del comparto, gli infermieri che fanno i turni hanno diritto a incentivi», spiega Argentini. Ognuno di loro potrebbe vedersi riconosciuta una somma compresa tra 300 e quasi mille euro per «le indennità giornaliere di turno e per le indennità giornaliere di terapia subintensiva anche nei giorni di assenza dal servizio per riposi compensativi».

PIÙ INTERESSI.
 «Non si tratta di importi elevati», commenta il sindacalista, «ma il giudizio si fonda su una questione di principio e cioè che se le indennità sono dovute, allora, vanno concesse». Secondo il Nursind, quindi, non ci può essere discrezionalità in questo settore. I 55 infermieri, oltre alle indennità non pagate, chiedono «il pagamento delle differenze retributive dal primo giugno 2006 con maggiorazione delle somme dovute per interessi legali e rivalutazione monetaria».

RICHIESTA BOCCIATA.
 La causa con 55 infermieri contro la Asl è l'ultimo anello di una catena: «Per ottenere le indennità», dice Argentini, «abbiamo presentato una richiesta bonaria alla Asl ma la nostra domanda è stata respinta. Per questo, abbiamo avviato la causa».
«PRETESTO». La Asl non vuole pagare e va avanti: il direttore generale Claudio D'Amario ha approvato, il 16 maggio scorso, la delibera 486 per resistere in giudizio. Per ora, non è stato affidato alcun incarico esterno agli avvocati: D'Amario ha incaricato della difesa due funzionari dell'ufficio Legale della Asl,Giovanni Modesti e Tiziana Palombo. Su una relazione allegata alla delibera, le richieste dei 55 sono definite «infondate e pretestuose». «Io mi sono limitato a interpretare il contratto di lavoro», replica Argentini, «adesso saranno soltanto il tempo e la giustizia a dire chi ha ragione o torto».

PREMI DIRIGENTI.
 Quello delle indennità non pagate non è l'unico fronte aperto tra il Nursind e la Asl: Argentini denuncia che «la Asl di Pescara non rende noto, sul proprio sito Internet ufficiale, l'importo degli incentivi assegnati ai dirigenti mentre le altre Asl abruzzesi pubblicano con regolarità l'ammontare dei premi». Secondo Argentini, i dirigenti della Asl avrebbero ottenuto, l'anno scorso, premi da 10 fino a 87 mila euro: «Si parla di somme ufficiose», spiega il sindacalista, «perché i dati non sono pubblicati. Inoltre, pare che non sia stata fatta nessuna delibera al riguardo e il trasferimento dei fondi sia stato autorizzato con delle ordinanze. È bene specificare», dice Argentini, «che le delibere vanno pubblicate sempre, sul sito e all'albo pretorio, mentre le ordinanze sono atti interni e non c'è obbligo di pubblicazione. Proprio per questo, c'è il rischio che del contenuto delle ordinanze non se ne sappia niente».

LETTERA-DIFFIDA.
 Il Nursind, il 5 aprile scorso, ha mandato una lettera-diffida a D'Amario, al direttore amministrativo Domenico Carano, al direttore del dipartimento Affari legali e del Personale Vero Michitelli, e alla responsabile del trattamento economico Francesca Rancitelli: «Si chiede», recita il documento, «di pubblicare i dati relativi alla retribuzione dei dirigenti e delle indennità di risultato anno 2011 erogati dalla Asl sul sito Internet in quanto», ricorda la lettera-diffida, «è obbligo delle amministrazioni pubblicare sui propri siti Internet, in attuazione dei principi di trasparenza e di buona amministrazione, i dati relativi alle retribuzioni». «Finora, ed è passato più di mese dall'invio della nota», dice Argentini, «nessuno ci ha risposto». La richiesta del Nursind si chiude con un avvertimento: «Si ricorda che il decreto legislativo 150 del 2009, all'articolo 11 comma 9, prevede uno speciale regime sanzionatorio per il "mancato assolvimento degli obblighi di pubblicazione". La sanzione consiste nel "divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti degli uffici coinvolti"».



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