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Prevenire gli errori in terapia oncologica

Dicembre 2012: Il ministero della Salute ha messo a punto un documento con le indicazioni per evitare danni ai pazienti.

Prevenire gli errori a danno dei pazienti in terapia con farmaci antineoplastici: è questo l’obiettivo del documento emanato dal ministero della Salute nello scorso ottobre e indirizzato a tutti gli operatori della sanità che in qualche modo hanno un ruolo nell’erogazione di queste terapie.
La Raccomandazione per la prevenzione degli errori in terapia con farmaci antineoplastici (questo il titolo del documento messo a punto dal Dipartimento Programmazione ed ordinamento del Ssn-Direzione generale programmazione) parte dalla considerazione che gli errori in corso di terapia oncologica determinano danni molto gravi anche alle dosi approvate e, pertanto, è necessario avere a disposizione indicazioni, condivise e uniformi su tutto il territorio nazionale, per la prevenzione di questi errori.

L’errore è dietro l’angolo. La possibilità di sbagliare, sottolinea la Raccomandazione, è presente in tutto il processo di gestione dei farmaci antineoplastici, dall’approvvigionamento all’immagazzinamento,dalla prescrizione alla preparazione fino alla distribuzione e somministrazione. Per questo, le strutture sanitarie sono chiamate a elaborare una procedura, condivisa con gli operatori sanitari, monitorata e aggiornata periodicamente, che riporti tutte le indicazioni necessarie per evitare errori in terapia e garantire sicurezza e qualità delle cure.

Approvvigionamento. Per esempio, informazioni incomplete o confondenti, (molte delle quali riguardano il confezionamento e la documentazione del farmaco come la stampa poco leggibile o non facilmente rilevabile del lotto e della scadenza oppure confezioni e nomi commerciali simili) possono determinare errori durante le fasi di gestione del farmaco antineoplastico, sottolinea la Raccomandazione. Tanto più la carenza di informazioni, avverte, è pericolosa nel caso in cui le attività di preparazione e somministrazione sono svolte da operatori non adeguatamente formati.

Prescrizione. In questa fase l’errore può accadere sia nella scrittura sia nella comunicazione della terapia al paziente o agli altri operatori sanitari.
Le possibili cause vanno dalle prescrizioni al di fuori delle indicazioni terapeutiche (come off label non giustificati) alla raccolta incompleta delle informazioni sul paziente, passando anche, per esempio, per la cattiva grafia e la prescrizione verbale.
Perciò il ministero raccomanda, tra l’altro, che la richiesta della terapia farmacologia sia sempre fatta per iscritto o con la Convalida informatica certificata e che non siano accettate prescrizioni verbali, eccetto che per l’interruzione urgente della terapia (che deve comunque essere trascritta quanto prima possibile). Inoltre, a ogni trattamento chemioterapico medici e infermieri devono documentare in cartella clinica la valutazione clinica e il performance status; la rilevazione dei parametri vitali e del peso; la verifica della presenza di allergie, precedenti reazioni e tossicità legate ai trattamenti; la valutazione delle problematiche psicosociali e dei bisogni di supporto nonché le azioni poste in essere; la valutazione della tossicità della terapia prescritta; la ricognizione e riconciliazione della terapia farmacologica in corso

Preparazione. I farmaci antineoplastici devono essere preparati da farmacisti o da altri operatori sanitari dedicati (infermieri e/o tecnici di laboratorio biomedico nel caso di precisi accordi nell’ambito dell’organizzazione interna della struttura sanitaria), sotto la responsabilità del farmacista, formati secondo quanto previsto da linee guida nazionali o internazionali. Queste competenze devono essere garantite anche in situazioni di urgenza.

Distribuzione. Deve essere eseguita da personale adeguatamente formato. Bisogna verificare sempre la corrispondenza fra l’etichetta e la prescrizione, come pure il corretto confezionamento del farmaco preparato. Per la consegna vanno tenuti appositi registri o una modulistica che traccino i movimenti e identifichino gli operatori coinvolti.

Somministrazione. I ministero indica gli errori che possono verificarsi in questa fase: il “fallimento” dell'associazione farmaco-paziente (scambio di farmaci); i tempi di somministrazione non rispettati (come la programmazione non corretta della pompa infusionale); la via e la sequenza di somministrazione non rispettate; la conservazione non corretta prima dell'infusione (per esempio, la temperatura/tempo di conservazione non rispettati; oppure farmaci fotosensibili non schermati); il ritardo nel riconoscimento di eventi avversi e/o nell’avvio di un’idonea procedura di intervento.
Il ministero offre quindi una serie di indicazioni da osservare prima, durante (la presenza di un medico e di personale infermieristico per far fronte a eventuali emergenze) e dopo la somministrazione.
Per quanto riguarda in particolare la terapia orale, il documento sottolinea l’importanza di personale formato che presti grande attenzione nell’informare il paziente sulla cura, le modalità e i tempi di assunzione del farmaco, i possibili effetti collaterali.

Terapia per via parenterale in ospedalizzazione domiciliare. È una procedura complessa, sottolinea la Raccomandazione, che deve essere coordinata e attuata da un’Unità operativa di oncologia e/o di ematologia in collegamento con l’Unità farmaci antineoplastici in farmacia (Ufa). La procedura prevede tra l’altro che l’operatore sanitario ritiri dall’Ufa i farmaci preparati, etichettati e sigillati in buste di plastica e li trasporti a domicilio in appositi contenitori. Durante la somministrazione lo stesso operatore deve essere munito dei dispositivi di protezione individuali e del materiale per l’infusione previsti dalla normativa.

Coinvolgimento del paziente e dei familiari nel processo di cura. Il coinvolgimento aumenta il grado di compliance della persona e favorisce l’adesione alla terapia farmacologia, rileva il documento. Perciò l’Azienda sanitaria, oltre a promuovere iniziative per favorire la comunicazione e l’integrazione tra gli operatori sanitari e tra operatori sanitari e pazienti genitori/caregiver, deve anche fornire indicazioni per attuare un colloquio integrato tra i diversi professionisti coinvolti (chirurgo, oncologo, radioterapista, infermiere, medico di medicina generale e pediatra di famiglia) e il paziente; individuare una rete di specialisti, fra cui il nutrizionista, il fisioterapista, il terapista del dolore, l’infermiere e lo psicologo, preferibilmente all’interno della struttura, che “si prendano cura” di specifiche necessità dei pazienti e faciliti loro tutto ciò che è correlato anche al “dopo malattia”.

Umanizzazione delle cure. I pazienti oncologici non hanno bisogno solo di prestazioni diagnostiche e terapeutiche, hanno anche esigenze emotive e sociali che rendono più difficile affrontare la malattia e aderire ai trattamenti. Da qui la necessità di individuare strategie e interventi per promuovere l’umanizzazione delle cure oncologiche che richiedono una stretta condivisione e sinergia tra gli attori coinvolti nelle diverse fasi della malattia. Tra gli interventi «di dimostrata efficacia nelle oncologie italiane», suggerisce il ministero, c’è quello di fornire sostegno ai pazienti individuando un infermiere esperto di riferimento che fornisca loro supporto e assistenza durante tutte le fasi della cura.

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