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Continui tagli, lavoro precario, inutili sprechi: Sanità che sa poco di qualità

Stamattina si è tenuto presso l'Aula Scozia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Rilievo Nazionale e Alta Specializzazione San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona in Salerno il convegno dal titolo:"Trasparenza, Legalità ed Etica nel Servizio Sanitario Regionale: a Salerno si può?"; tra le autorità presenti Vincenzo Viggiani, Direttore Genalere dell'Azienda, Aurelio Tommasetti, Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Salerno, Bruno Ravera, Presidente dell'Ordine dei Medici di Salerno, Mario Capunzo, Direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Ettore Cinque, Sub-commissario al Piano di Rientro della Regione Campania.
Mentre in aula si affrontavano temi quali il contrasto alla corruzione, l'asimmetria informativa e la trasparenza in sanità, fuori dall'aula  le Rappresentanze Sindacali Unitarie e Aziendali della Funzione Pubblica della Confederazione Generale Italiana del Lavoro hanno espresso la loro opinione:
"La legalità senza giustizia, trasparenza e condivisione rischia di diventare [...] un esercizio di potere  [...] sui più deboli. [...] Se una politica regionale e nazionale continua a negare assunzioni trasparenti e necessarie, ma continua a spendere milioni di euro (nell'Azienda Ospedaliera e nell'ASL Salerno si spendono circa 30 milioni di euro l'anno) per turni aggiuntivi dei medici (63 euro ogni ora di lavoro) [...] nega lavoro dignitoso e stabile a tanti giovani e valenti laureati, formati con risorse del territorio e costretti a emigrare o invecchiare in anni di precariato e sottomissione. NON COMMETTE ILLEGALITA', MA RAPINA IL TERRITORIO E LA DEMOCRAZIA!. [...] Diminuire i posti letto per acuti, esternalizzare le funzioni assistenziali centrali è [...] ingiusto nei confronti di quelli che pagano le tasse, che si trovano esclusi dai servizi (a causa delle lunghe liste di attesa o di servizi poco efficienti) [...]. Bisogna eliminare il FATTORE C: CONVIVENZA, CONNIVENZA, CONVENIENZA."

Facciamo un punto della situazione.

Dal 2007, causa Piano di Rientro e Revisione della Spesa, i laureati senza lavoro sono raddoppiati, con una diminuzione dell'occupazione del 25%. Per quanto riguarda gli infermieri, di quelli laureati che lavorano molti sono lavoratori precari, occasionali o che svolgono la libera professione senza le garanzie di un tariffario minimo. Il lavoro straordinario degli infermieri che lavorano ha inciso sulla spesa per il 30% in più rispetto agli stipendi.
Già nel 2012 l'I.P.A.S.V.I. diceva:
"Gli infermieri sono pochi e affrontano turni di lavoro massacranti, pericolosi sia per i degenti che per loro stessi".
(FONTE:http://www.ipasvi.it/attualita/campania-grido-d-allarme-del-coordinamento-ipasvi-id315.htm).
Nel 2013 il Governo ha riconosciuto alla Campania la deroga del 15% sul blocco del turn over che va calcolata in base a quanti rapporti di lavoro sono cessati nel 2011 e nel 2012. Nel primo caso, a fronte di 1.800 cessazioni, ci sono 275 nuove assunzioni. A questi numeri vanno ad aggiungersi quelli relativi al 2012 che porteranno in tutto a circa 600 nuove assunzioni secondo le stime della struttura commissariale. Inoltre attualmente la lacuna della carenza di organico in Campania si attesta al di sotto della media nazionale per circa il 12%, che tradotto in numeri significa circa 5000 unità in meno tra medici e infermieri.
(Fonte: www.nurse24.it)
Gli indirizzi governativi legati alla “spending review”, ben specificati dalla legge 135 del 2012 (Monti) e dal Decreto legge 158 del 2012 (Balduzzi), in particolare prevedono l'attestazione della spesa per il personale ai livelli del 2004 (10 anni fa!), cui deve essere sottratto un ulteriore 1,4%, la riduzione dei posti letto (3‰ ad abitante per acuti e 0,7‰ ad abitante per lungodegenza e riabilitazione) e la riduzione del 5% delle spese per beni e servizi. Tali riduzioni, peraltro previste anche da precedenti normative, avevano già portato ad una diminuzione di 11.000 posti letto nel periodo 2006/2010.
(Fonte: ministero della salute)
L'indirizzo della legge 135/2012 è molto più forte e riguarda sempre la diminuzione di posti letto, nel rispetto degli standard di cui sopra, ma con esplicito riferimento alla riorganizzazione del sistema e alla diminuzione delle “strutture complesse” (chiusura di reparti di degenza), al fine di contenere/diminuire i costi del personale. Alcuni economisti, da questi dati, hanno dedotto una minore necessità di personale infermieristico (Spandonaro: eccedenza di 18.000 infermieri), probabilmente senza tenere conto delle gravi carenze esistenti nelle strutture ospedaliere, delle necessità e complessità delle strutture per lungodegenza e riabilitazione e delle esigenze di sviluppo dei servizi territoriali e domiciliari. Sullo stesso argomento risulta essere particolarmente interessante il documento varato dal Ministero della Salute - bozza di decreto riguardante “Standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera, in attuazione dell'Art. 1, comma 169 della legge 30/12/2004 n. 311 e dell'Art. 15, comma 13, lettera c, del Decreto legge 95/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 135/2012”: a compensazione della riduzione di posti letto, si raccomanda l'implementazione dei servizi territoriali e lo sviluppo di nuovi modelli organizzativi. Lo studio dei dati relativi a tali servizi evidenzia una distribuzione degli stessi “a macchia di leopardo” che mal si coniuga con le condizioni epidemiologiche, demografiche e socio-economiche complessive. In particolare si vogliono evidenziare, su scala regionale, rispetto alla popolazione residente, i valori percentuali estremi di alcuni servizi fondamentali come l'assistenza domiciliare (0.14%–2.9% della popolazione), i posti letto residenziali e semiresidenziali per anziani (3.0%-94.3%), per pazienti terminali (0.1%–9.3%), per disabili fisici (1%-21.3%) etc. (valori percentuali rispetto al totale di posti letto stabiliti da ogni singola regione per il livello di residenzialità e semi-residenzialità – dati ministero salute). I dati riportati evidenziano appieno la diversità di servizi e, di conseguenza, le diversità di risorse necessarie per le organizzazioni in essere. Il Ministro Balduzzi - per mezzo del Decreto legge 158/2012 – ha affrontato la riorganizzazione del sistema delle cure territoriali, attraverso una nuova organizzazione dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta che prevede un forte coinvolgimento infermieristico, in linea con i principi fissati dal Piano Sanitario Nazionale e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che, in particolare, raccomanda la sperimentazione e lo sviluppo della figura dell'Infermiere di Famiglia. A dire il vero l'impegno del Ministro Balduzzi, relativamente alla valorizzazione della figura infermieristica, è stato solo “a parole” perché, al riguardo, non ha previsto specifici finanziamenti per l'assunzione di risorse dedicate. Probabilmente il Ministro, con un eccesso di ottimismo, aveva ipotizzato un “trasferimento” sul territorio delle risorse assistenziali “recuperate” come conseguenza della riduzione di posti letto e della diminuzione delle “strutture complesse”.
(FONTE: www.quoridianosanità)
Una ricerca pubblicata di recente sulla famosa rivista "The Lancet" ha messo in evidenza la necessità della presenza di più infermieri laureati; infatti, dall'analisi dei dati è emerso che ogni paziente "extra" aggiunto al carico di lavoro normale di un infermiere (con il rapporto 1 a 6) aumenta il rischio di morte del paziente a 30 giorni dal ricovero del 7%, mentre un aumento del 10% nel rapporto di infermieri con un diploma di laurea sul totale degli infermieri in forze in un certo ospedale riduce questo rischio del 7%.
Allo stesso tempo gli infermieri sono sotto stress e si rischiano errori tutti i giorni e nonostante tutto devono garantire sempre e comunque il massimo della professionalità; mentre aumenta il fenomeno degli infermieri laureati in migrazione: non importiamo più infermieri dall'estero ma mandiamo i nostri fuori dall'Italia, visto che solo il 40% dei nostri giovani laureati in Infermieristica trovano lavoro in Italia.
Oggi dal confronto dei dati tra Almalaurea/Istat/Collegi Ipasvi ci sono tra i 30.000 e i 50.000 infermieri laureati disoccupati, precari o inoccupati. Tra di essi la maggior parte non ha ricoperto ruoli per più di 6 mesi. Gli ospedali sono al collasso. Gli infermieri che lavorano sono esausti.
Intanto ieri, 20 Marzo, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale la Riforma Poletti che ha spazzato via alcuni limiti che il suo predecessore, il Ministro Fornero, aveva inserito per contenere la precarietà. Uno dei principali paletti caduti è quello dell'acausalità (ovvero la possibilità riconosciuta al datore di lavoro di non specificare le motivazioni che lo portano a fissare un termine al rapporto). Di fatto una vera e propria «mano libera» sulle mansioni prima concessa solo per i primi 12 mesi, ora consentita per tutti e tre gli anni. Non solo: se la durata massima del contratto a termine resta fissata in 36 mesi (dopo bisogna passare a quello a tempo indeterminato), ora fra un contratto e l’altro non esiste più l’obbligo di una pausa di dieci o venti giorni. Considerando un massimo di otto proroghe - mentre il modello Fornero ne permetteva una sola - i rinnovi possono essere uno successivo all'altro. Il decreto prevede anche che - se i contratti collettivi non hanno già previsto un tetto - i contratti a termine possano coprire fino ad un massimo del 20% dell’organico (ma le aziende sotto ai 5 dipendenti possono comunque stipularne uno). La risposta di Susanna Camusso, Segretario della Cgil, a Poletti è stata:
"Cosa c'è di certezza nell’avere rinnovi fino a otto volte nell’arco di tre anni. Vuol dire che il lavoratore per tre anni deve aspettare se per otto volte gli viene rinnovato il contratto. Provi a guardarlo dalla parte dei lavoratori, per una volta, e non dalla parte delle imprese".
La Camusso nel suo intervento ha ricordato la lunga stagione degli scioperi del '44 e la regola che:
"Dal lavoro e dall’identità dei lavoratori che si ricostruisce la ricchezza. E’ troppo facile fare polemica con chi pensa che si possa andare alla totalità dei rapporti diretti senza modalità di rappresentanza, con chi pensa che valgano solo gli aspetti di costo e non le relazioni tra persone".

E nel frattempo io continuo a sentire parlare di nuove competenze infermieristiche: mettere punti di sutura e utilizzare l'ecografo. MA COME SI FA AD ANDARE AVANTI SE NON SI RIESCE NEMMENO A FAR FRONTE ALL'ASSISTENZA DI BASE AL PAZIENTE? Inutile chiamarci Dottori, casomai Dottori PORTAPADELLE E PORTAPAPPAGALLI!!!!

Per tale motivo bisognerebbe sbloccare il turn-over e assumere a tempo indeterminato nuovo personale infermieristico, il che porterebbe benefici allo Stato, agli infermieri disoccupati, inoccupati e precari e in primo luogo ai pazienti, che ovviamente non vogliono andare in ospedale per morire prima del dovuto!

Dott.ssa Francesca Santoriello
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